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Avo Treviso

Il degente ha intorno a se figure professionali fondamentali per la sua guarigione: I medici che hanno in cura il degente e che determinano le terapie idonee volte alla guarigione Gli infermieri professionali che somministrano le terapie Gli operatori sanitari che accudiscono il degente, dalla cura della persona all'aiuto nell'assunzione dei medicinali e del cibo Il volontario AVO è presente all'interno dei reparti ospedalieri prestando la sua opera ai degenti al fine di: Alleviare la soggezione ed il timore che l'ambiente ospedaliero incute Alleviare la solitudine che la maggior parte dei degenti prova nell'essere ricoverati Aiutare il degente ad affrontare la quotidianità ospedaliera, dal bere al cibarsi Colui che desidera diventare volontario AVO si rende disponibile, con costanza, impegno e continuità per 3 ore settimanali, trovando nel suo tempo, il tempo per: ESSERE PRESENTE SAPER ASCOLTARE COGLIERE IL BISOGNO CAPIRE LA SOLITUDINE CONDIVIDERE LA SOFFERENZA Questi siamo noi. Uomini e donne che hanno deciso di essere presenti, di offrirsi al malato, ascoltandolo, cogliendone i bisogni, capendo la sua solitudine e condividendo la sua sofferenza, in un'esperienza umana utile per chi soffre e che arricchisce chi la offre. Essere VOLONTARIO AVO comporta una libera scelta coadiuvata da una preparazione offerta dall'Associazione: Corso base durante il quale vengono fornite le informazioni sul compito da svolgere Tirocinio in reparto di circa 6 mesi affiancato da un tutor Corsi di formazione ai quali presenziano membri del consiglio direttivo AVO Treviso; AVO regionale; psicologi ed i volontari AVO
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DALL'INTERVENTO
DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
SERGIO MATTARELLA
Inaugurazione "Padova Capitale Europea del Volontariato per il 2020"

"Il volontariato è una energia irrinunziabile della società. Un patrimonio generato dalla comunità che si riverbera sulla qualità dell nostre vite, a partire da coloro che si trovano in condizioni di bisogno o faticano a superare ostacoli che si sovrappongono all'esercizio dei loro diritti.
La generosità espressa dai volontari è frutto di una scelta della persona, messa di fronte a sfide e, talvolta, emergenze che la vita delle famiglie e delle comunità ci presenta.
Persone vicine ad altre persone, che vivono e sviluppano il senso della comunità, il senso dello "stare accanto".
L'impegno volontario e i valori che esso trasmette non appartengono solo ai tempi residuali della vita e, peraltro, incidono notevolmente sulle strutture portanti del nostro modello sociale.
La dimensione della gratuità, unita alla responsabilità civica e a un forte desiderio di condivisione, produce riflessi e crea interrelazioni con ogni altro ambito della vita sociale.
Il donare volontariamente il proprio tempo, il proprio impegno, le proprie capacità, mantiene un ruolo cruciale per la fiducia nel futuro, nel recupero di quel che di buono si è espresso nel corso del tempo, per la ripresa della vita.
Parliamo di valori antichi, ma sempre attuali: la gratuità, il dono di sè, il disinteresse, la condivisione. E, naturalmente, la costanza nell'azione.
La passione sconfigge l'indifferenza che inizia nei confronti delle difficoltà e delle sofferenze degli altri.
È sempre attuale la ricerca di quanto è possibile per umanizzare la società in cui viviamo, che ci consegna l'obbligo di una grande energia.
I volontari che la interpretano e la esprimono sono i primi testimoni avendo acquisito forza culturale, formativa, educativa.
Lungimirante è parlare con i giovani, coinvolgerli e renderli responsabili".
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IL VOLONTARIATO NEL CUORE DI PAPA FRANCESCO

Sin dagli inizi del suo pontificato Papa Francesco ha rivolto grandi attenzioni al volontariato.
Senza limitarsi a mettere in luce l'importanza che riveste nella società odierna e senza ridursi a ringraziare chi lo fa. È andato oltre, adoperandosi moltissimo per esortare a vivere questa esperienza così nobile.
Papa Francesco esalta il valore del volontariato che integra i valori della persona umana, quali dignità, bene comune, imparzialità e neutralità.
Modello di riferimento è il buon samaritano, la cui lezione di soccorso insegna a donarsi a tutti unicamente per amore e senza secondi fini.
Papa Bergoglio fa emergere anche la rilevanza della formazione permanente, oltre a rammentare che il servizio del volontariato va offerto al riparo dai mali del denaro e dall'esibizionismo incoerente, quindi nel silenzio e nella discrezione.
Papa Francesco esorta particolarmente i giovani a vivere questa esperienza così bella e gratificante perchè il volontariato rinforza il vincolo fra generazioni, in più dà significato e pienezza alla loro vita, ottimizza la loro forza nell'aiutare gli altri, affina la sensibilità a riconoscere la sofferenza altrui.
Passione che non deve mancare anche a coloro che vivono la stagione della terza età, cosicché possano condividere la loro saggezza ed esperienza con i più giovani e, nel contempo, possano continuare a sentirsi protagonisti del proprio cammino di vita.
Papa Francesco, tuttavia, bussa pure alle porte delle istituzioni. In particolar modo a quelle della scuola e università. Invitandola d avviare collaborazioni con gli Enti di volontariato e a sperimentare attività di volontariato, in maniera tale che gli studenti possano avere una crescita non solo sul piano culturale ma anche su quello umano. E istituti e atenei diventino sempre più interlocutori del territorio e costruttori del bene comune.
D'istinto, si potrebbe pensare che queste riflessioni di Papa Francesco riguardino solo il mondo cattolico.
A ben vedere non è così: sono raccomandazioni che tutto il mondo del volontariato può raccogliere.-
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PROGREDIRE
VERSO L'AGGREGAZIONE CORROBORANTE

Il volontariato nasce per compiere gesti concreti di solidarietà e cresce per tendere costantemente a farsi propulsore, ovunque è possibile, dei diritti della persona e delle comunità.
Numerosi affluenti formano il grande fiume del volontariato quali la libertà, la passione civica, la cittadinanza autentica, che si caratterizzano nei fondamenti della risposta tempestiva alle nuove domande e ai bisogni che emergono nella società.
È naturale che deve essere prestata molta attenzione affinché le nascenti risposte non alterino ma, anzi, potenzino i valori costitutivi dell'impegno volontario, come la generosità, il calore dell'amicizia, la passione per la vita, l'attenzione al bisogno.
Peraltro alle nuove sfide non ci si può sottrarre e il valore prodotto, incardinato, è inestimabile.
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"Le attitudini del volontario"
Prendendo in prestito il titolo di un libro scritto da Santa Teresa per le sue monache “IL CASTELLO INTERIORE” il nostro amato Fondatore Prof. ERMINIO LONGHINI lo ha adattato ai volontari, individuando nelle sette stanze del Castello altrettante attitudini o doti che deve possedere chi aspira ad essere volontario AVO.

PRIMA STANZA O ATTITUDINE: Non si può aiutare il malato a guarire se non si possiede nel cuore la gioia, non si sperimenta la contentezza di vivere nonostante le croci; non si ama la vita e ogni forma di vita; se non si è ottimisti ,se non si possiede una segreta ma efficace capacità di contagiare specialmente quelli che piangono e sono nel dolore. Gioia che si incarna visibilmente in un sincero costante e cordiale sorriso.

SECONDA STANZA O ATTITUDINE: Il servizio volontario in ospedale presuppone nel candidato una decisione responsabile e coraggiosa, una buona dose di serietà, di sacrificio, di perseveranza e di continuità. Non è un hobby o un passatempo, qualcosa da fare quando se ne ha voglia, ma un impegno da rispettare sempre, costi quel che costi.

TERZA STANZA O ATTITUDINE:Il volontario dovrà essere munito di una grande umanità, consapevole che il malato è una persona, uno spirito incarnato, un uomo da amare nella sua totalità, nei bisogni del corpo come in quelli dello spirito, puntando a curare soprattutto le malattie della persona come la solitudine, la paura, l’angoscia, la disperazione, l’ansia, seminando sempre e dappertutto a piene mani la speranza, il coraggio, il vizio di vivere.

QUARTA STANZA O ATTITUDINE: Il volontario è una persona che ama, che vuole bene tutti al di là del colore della pelle, della razza o della religione, che apre le braccia, la mente e il cuore ai piccoli come ai grandi bisogni del malato; le sue mani, i suoi occhi, le sue labbra, il suo cuore, profumano di carità ,rivelano una grande pace e sono l’incarnazione della bontà. Con gli occhi del cuore vede in ogni malato un fratello, facendo sue le parole del famoso clinico Pasteur:”Non so chi sei, da dove vieni, a quale religione tu appartieni. Tu soffri? Questo mi basta. Tu mi appartieni!”

QUINTA STANZA O ATTITUDINE: non si può essere ricchi di bontà, se non si svuota il cuore dalla presunzione, dall’arroganza, dalla superbia, dalla errata convinzione di essere migliori degli altri solo perché si fa qualcosa di bello per gli altri. E’ necessaria al volontario una buona dose di umiltà, di modestia, di semplicità; senza attendersi gratitudine o riconoscenza da quanti ha beneficato; dopo aver fatto quanto dovevamo riteniamoci dei servi inutili.

SESTA STANZA O ATTITUDINE: Una grande dote del volontario è la capacità di ascolto, di dimenticare se stesso, i propri problemi, le proprie pene, per prendere su di sé tutto il peso delle sofferenze nascoste che il malato a fatica riesce a manifestare. Un ascolto che si fa empatia, attento e non frettoloso, accompagnato da uno sguardo amorevole e partecipe, intriso di profonda e umana comprensione.

SETTIMA STANZA O ATTITUDINE. Il volontario che decide di aiutare i malati può essere spinto o da una grande fede o da un profondo sentimento di solidarietà; come diceva Madre Teresa:” può decidere di fare qualcosa di bello per il Signore o qualcosa di bello per l’uomo che soffre”. Ma i volontari che possiedono una grande fede, hanno per così dire una marcia in più, oltre a consolare e aiutare l’uomo ferito e sofferente, hanno la profonda gioia e certezza di incontrare e di servire Cristo in ogni malato, trasformando il dialogo in preghiera, il servizio in un gesto di amore.

Queste, in estrema sintesi, le doti caratteristiche o ricchezze personali del volontario, che lo renderanno idoneo a penetrare nella stanza principale del castello: al centro di tutte le sue cure e premure vi è il malato, con la sua dignità di persona unica e irripetibile, da amare e servire con la tenerezza di una madre.